15/9/2026

Deepfake: cosa fare se qualcuno usa il tuo volto o la tua voce senza permesso

Con l'intelligenza artificiale è diventato sempre più semplice creare video e audio estremamente realistici. Basta una fotografia o una registrazione della voce per generare contenuti in cui una persona sembra dire o fare qualcosa che in realtà non è mai accaduto. Questi contenuti, chiamati deepfake, possono essere utilizzati per scherzo, ma anche per diffondere false informazioni, danneggiare la reputazione di qualcuno o addirittura commettere truffe.

Ma cosa succede se qualcuno utilizza il tuo volto o la tua voce senza il tuo consenso? E quali strumenti offre la legge per difendersi?

Che cos'è un deepfake?

Un deepfake è un contenuto creato o modificato con l'intelligenza artificiale che riproduce in modo molto realistico il volto, la voce o i movimenti di una persona.

Può trattarsi di:

  • un video manipolato;
  • un audio generato artificialmente;
  • un'immagine modificata;
  • un contenuto completamente creato dall'intelligenza artificiale ma che sembra autentico.

La qualità di queste tecnologie è ormai così elevata da rendere difficile distinguere ciò che è reale da ciò che non lo è.

È sempre illegale creare un deepfake?

No.

La tecnologia, di per sé, non è vietata. Esistono infatti utilizzi legittimi, ad esempio nel cinema, nella pubblicità o nella ricerca, purché vengano rispettati i diritti delle persone coinvolte. Il problema nasce quando il volto o la voce di una persona vengono utilizzati senza autorizzazione e in modo da ledere la sua reputazione, la sua identità o la sua privacy.

Quali diritti possono essere violati?

L'uso non autorizzato di un deepfake può violare diversi diritti.

Tra i principali ci sono:

  • il diritto all'immagine;
  • il diritto all'identità personale;
  • il diritto alla protezione dei dati personali;
  • il diritto alla reputazione.

In alcuni casi il danno può essere anche economico, ad esempio quando l'immagine di una persona viene sfruttata per fini commerciali senza il suo consenso.

È possibile chiedere la rimozione del contenuto?

Sì.

Se un deepfake utilizza il tuo volto o la tua voce senza autorizzazione, puoi chiedere che venga rimosso il prima possibile. Oltre a rivolgersi alla persona che lo ha creato o pubblicato, è possibile segnalare il contenuto direttamente alla piattaforma che lo ospita. Le principali piattaforme online sono infatti tenute a mettere a disposizione strumenti per la segnalazione dei contenuti illeciti e, nei casi previsti dalla legge, a intervenire rapidamente per valutarne la rimozione.

Si può ottenere un risarcimento?

In molti casi sì.

Se il deepfake ha provocato un danno alla reputazione, alla vita privata o ad altri diritti della persona coinvolta, è possibile chiedere un risarcimento. Per ottenerlo, però, è generalmente necessario dimostrare le conseguenze effettivamente subite. Ad esempio, può essere importante documentare il danno all'immagine, le ripercussioni personali o professionali oppure le eventuali perdite economiche causate dalla diffusione del contenuto.

Quando il deepfake può diventare un reato?

In alcune situazioni la diffusione di un deepfake può avere anche rilevanza penale.

Ad esempio, può accadere quando il contenuto viene utilizzato per:

  • attribuire falsamente a una persona dichiarazioni mai pronunciate;
  • creare un falso profilo utilizzando l'identità di un'altra persona;
  • diffondere contenuti lesivi della reputazione;
  • favorire truffe o altre attività fraudolente.

In questi casi potrebbero configurarsi reati come la diffamazione o la sostituzione di persona, oltre ad altre eventuali violazioni previste dalla legge.

Il volto e la voce sono dati personali?

Sì.

Il volto e la voce permettono di identificare una persona e sono tutelati anche dalla normativa sulla privacy. Il loro utilizzo senza consenso può costituire una violazione della disciplina sulla protezione dei dati personali, soprattutto quando vengono impiegati per creare contenuti artificiali in grado di ingannare chi li guarda o li ascolta. Anche il Garante per la protezione dei dati personali può intervenire nei casi previsti dalla legge.

Come comportarsi se si scopre un deepfake che ci riguarda?

La rapidità è fondamentale.

È consigliabile:

  • conservare prove del contenuto, ad esempio con screenshot, link e registrazioni;
  • evitare che il materiale venga ulteriormente condiviso;
  • segnalare tempestivamente il contenuto alla piattaforma che lo ospita;
  • valutare con un professionista le azioni più opportune per ottenere la rimozione e tutelare i propri diritti.

In alcuni casi può essere necessario agire con urgenza davanti al giudice per limitare la diffusione del contenuto.

Quando è il momento di rivolgersi a un avvocato

I deepfake rappresentano una delle sfide più recenti del diritto e possono coinvolgere contemporaneamente aspetti legati alla reputazione, alla privacy, ai dati personali e, nei casi più gravi, anche al diritto penale. Per questo motivo è importante intervenire tempestivamente. Una consulenza legale permette di individuare gli strumenti più efficaci per ottenere la rimozione del contenuto, raccogliere le prove necessarie e valutare se vi siano i presupposti per richiedere un risarcimento o presentare una denuncia. Agire rapidamente può fare la differenza, soprattutto quando un contenuto falso continua a circolare online e rischia di provocare ulteriori conseguenze personali o professionali.

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