29/9/2026

Pignoramento dello stipendio: quanto possono trattenere e quali sono i limiti previsti dalla legge

Ricevere un atto di pignoramento dello stipendio può essere motivo di forte preoccupazione. La prima domanda che molte persone si pongono è: possono davvero prendere una parte del mio stipendio? E quanto possono trattenere?

La risposta è sì, ma entro limiti ben precisi stabiliti dalla legge. Il pignoramento dello stipendio, infatti, non può privare il lavoratore di tutte le sue entrate: la normativa prevede una serie di tutele per garantire che rimanga disponibile una parte del reddito necessaria al sostentamento proprio e della propria famiglia.

Vediamo come funziona il pignoramento dello stipendio, quali sono i limiti previsti e in quali casi cambiano le percentuali trattenibili.

Che cos'è il pignoramento dello stipendio?

Il pignoramento dello stipendio è una procedura con cui un creditore può recuperare un credito non pagato trattenendo direttamente una parte della retribuzione del debitore. Dal punto di vista giuridico si tratta di un pignoramento presso terzi, disciplinato dagli articoli 543 e seguenti del Codice di procedura civile. In questa procedura il "terzo" è il datore di lavoro, che riceve l'ordine di trattenere una quota dello stipendio e di versarla al creditore secondo quanto stabilito dal giudice.

Il pignoramento può arrivare senza preavviso?

No.

Prima di poter pignorare lo stipendio, il creditore deve essere in possesso di un titolo esecutivo, ad esempio:

  • una sentenza
  • un decreto ingiuntivo divenuto esecutivo
  • una cartella esattoriale nei casi previsti dalla legge

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Successivamente viene notificato l'atto di pignoramento sia al debitore sia al datore di lavoro.
Sarà poi il giudice a verificare la regolarità della procedura e ad autorizzare l'assegnazione delle somme dovute.
Solo dopo questo passaggio iniziano le trattenute sulla busta paga.

Cosa succede se lo stipendio è già accreditato sul conto corrente?

C'è un dettaglio fondamentale da tenere a mente, ed è una delle situazioni che crea più confusione: ovvero cosa  succede se lo stipendio è già stato accreditato sul conto quando arriva il pignoramento. L'articolo 545 del Codice di Procedura Civile specifica che nel caso di somme già versate al momento del pignoramento sussiste una soglia minima intoccabile che è pari a tre volte l'assegno sociale. Solo la quota che supera questa cifra può essere intaccata.

Quanto possono trattenere dallo stipendio?

La risposta dipende dal tipo di debito.

La legge distingue infatti tra debiti ordinari, debiti fiscali e debiti di natura alimentare.

Debiti verso banche, finanziarie o privati

Per i cosiddetti crediti ordinari, come quelli derivanti da prestiti, finanziamenti o debiti verso privati, la regola generale è semplice.

Può essere pignorato al massimo un quinto dello stipendio netto, cioè il 20%.

Un paio di esempi:

  • stipendio netto di 1.500 euro → trattenuta massima di 300 euro;
  • stipendio netto di 2.000 euro → trattenuta massima di 400 euro.

Il restante importo continua a essere corrisposto normalmente al lavoratore.

Debiti fiscali: cambiano le percentuali

Quando il creditore è l'Agenzia delle Entrate-Riscossione, si applicano regole diverse.

L'articolo 72-ter del D.P.R. n. 602/1973 prevede percentuali differenti in base all'importo dello stipendio netto.

In particolare:

  • fino a 2.500 euro netti al mese: può essere trattenuto un decimo (10%);
  • tra 2.500 e 5.000 euro: può essere trattenuto un settimo (circa il 14,3%);
  • oltre 5.000 euro: può essere trattenuto un quinto (20%).

Queste percentuali sono più favorevoli rispetto a quelle previste per i creditori privati.

E per gli assegni di mantenimento?

Le regole cambiano anche quando il credito riguarda gli obblighi di mantenimento.
In presenza di debiti alimentari, come quelli relativi all'assegno di mantenimento per figli o ex coniuge, il giudice può autorizzare trattenute anche superiori al quinto dello stipendio.
In alcuni casi la quota trattenibile può arrivare fino al 50% della retribuzione, tenendo conto delle esigenze delle persone beneficiarie del mantenimento.

Anche il TFR può essere pignorato?

Sì.

Anche il Trattamento di Fine Rapporto (TFR) può essere oggetto di pignoramento.
Anche in questo caso, però, si applica generalmente il limite di un quinto, salvo le eccezioni previste dalla legge.
La Corte Costituzionale ha confermato la legittimità di questo principio con la sentenza n. 248 del 2015.
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Cosa succede se ci sono più pignoramenti?

Può accadere che sullo stesso stipendio intervengano più creditori.
Questo non significa, però, che possano essere trattenute somme illimitate.
La legge stabilisce infatti che, salvo casi particolari, la somma complessiva delle trattenute non può superare la metà dello stipendio netto.
Il giudice valuta ogni singola situazione per garantire un equilibrio tra il diritto del creditore a essere soddisfatto e il diritto del lavoratore a conservare mezzi sufficienti per vivere.

Facciamo alcuni esempi pratici

Debito con una banca

Hai uno stipendio netto di 1.500 euro e un finanziamento non rimborsato.

In questo caso la trattenuta massima sarà normalmente di 300 euro al mese, pari al 20% dello stipendio.

Cartella esattoriale

Per uno stipendio netto di 2.000 euro, se il creditore è l'Agenzia delle Entrate-Riscossione, la trattenuta massima sarà generalmente di 200 euro al mese, pari al 10%.

Più creditori contemporaneamente

Se percepisci 2.000 euro netti e sono presenti contemporaneamente un pignoramento ordinario e uno relativo agli obblighi di mantenimento, il giudice dovrà comunque rispettare i limiti previsti dalla legge e valutare attentamente la situazione concreta.

Perché sarebbe meglio consultare un avvocato

Ricevere un atto di pignoramento non significa necessariamente che ogni trattenuta sia corretta o che la procedura sia stata eseguita nel rispetto della legge. Verificare la legittimità del titolo esecutivo, i limiti applicabili e il calcolo delle somme trattenute è fondamentale per comprendere se i propri diritti siano stati rispettati. Una consulenza legale permette di analizzare la documentazione, verificare se il pignoramento sia conforme alla normativa e valutare le possibili iniziative a tutela del lavoratore.

Conoscere le regole che disciplinano il pignoramento dello stipendio consente di affrontare la situazione con maggiore consapevolezza e di evitare errori che potrebbero incidere sulla propria posizione economica.

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