Separazione e casa di proprietà: si può allontanare il coniuge?
Un coniuge proprietario esclusivo della casa familiare vuole sapere se può allontanare l'altro, opporsi alla presenza dei suoi figli adulti e chiedere la separazione con addebito. Il quadro normativo e giurisprudenziale.
Se la casa è solo mia, posso far andare via mio marito e vietare l'ingresso ai suoi figli adulti? Posso chiedere la separazione con addebito?
La situazione
Una persona è proprietaria esclusiva dell'abitazione in cui vive con il coniuge. Il rapporto è entrato in crisi: ci sono sospetti di infedeltà, alimentati da alcune ricevute rinvenute, e la convivenza è diventata difficile.
In casa, inoltre, sono arrivati i figli adulti del coniuge, nati da un precedente matrimonio, che si trattengono nell'abitazione senza il consenso del proprietario. Non ci sono figli minori o non autosufficienti conviventi.
Le domande sono tre: se si possa chiedere subito al coniuge di lasciare la casa, se ci si possa opporre alla presenza dei suoi figli e quali siano i presupposti per arrivare alla separazione con addebito.
Cosa prevede la legge
La separazione giudiziale
Secondo l'art. 151 del Codice Civile, la separazione giudiziale (quella decisa dal giudice, in assenza di accordo) può essere chiesta quando si verificano fatti che rendono intollerabile la prosecuzione della convivenza.
L'addebito
L'addebito è la dichiarazione che la crisi dipende dal comportamento contrario ai doveri del matrimonio di uno dei coniugi, ad esempio l'obbligo di fedeltà. Va domandato espressamente nel giudizio di separazione.
Allontanare il coniuge dalla casa
Secondo l'impostazione dottrinale, finché il giudice non ha autorizzato i coniugi a vivere separati, uno dei due non può imporre all'altro di lasciare il tetto coniugale, anche se ne è l'unico proprietario, salvo gravi motivi. Se dopo l'ordine del giudice il coniuge non rilascia l'immobile, si può agire per occupazione senza titolo.
Ospitare terzi nella casa familiare
Vale il principio del consenso congiunto: nella casa familiare possono entrare le persone ammesse da entrambi i coniugi. Il dissenso di uno solo basta a rendere illecita la permanenza degli ospiti, anche se sono parenti stretti dell'altro coniuge.
Cosa dice la giurisprudenza
Nelle decisioni di merito, la condotta di un coniuge e la sua efficacia nel rendere intollerabile la convivenza sono elementi centrali per la pronuncia di separazione (Corte d'Appello, sentenza n. 1494/2023). Una situazione di contrasto che si protrae nel tempo indica una frattura insanabile del rapporto (Tribunale, sentenza n. 1852/2022).
Quanto ai sospetti di tradimento, l'infedeltà commessa durante il matrimonio può fondare la richiesta di addebito (Corte d'Appello, sentenza n. 5284/2024). Si presume che sia causa della crisi coniugale, salvo prova contraria.
Cosa valutare con un avvocato
Se ricorrano i presupposti per la separazione giudiziale e come impostare la domanda di addebito.
Quali prove dell'infedeltà siano utilizzabili e se siano sufficienti, tenendo conto che la presunzione ammette la prova contraria.
Se esistano gravi motivi che possano incidere sulla permanenza del coniuge in casa prima dell'autorizzazione a vivere separati.
Come manifestare per iscritto il dissenso alla presenza di terzi nell'abitazione e con quali conseguenze.
Quali richieste formulare al giudice nella fase iniziale del procedimento, anche sull'uso della casa.
I rischi di iniziative autonome di allontanamento prima dell'intervento del giudice.
- Atto di proprietà dell'abitazione
- Certificato di matrimonio e stato di famiglia
- Ricevute, messaggi o altri elementi che riguardano il sospetto di infedeltà
- Eventuali comunicazioni scritte con il coniuge sulla presenza dei suoi figli in casa
- Documentazione sui redditi e sulla situazione patrimoniale dei coniugi
Fonti
- Codice Civile (R.D. n. 262/1942)
- Corte d'Appello, sentenza n. 5284/2024
- Corte d'Appello, sentenza n. 1494/2023
- Tribunale, sentenza n. 1852/2022